Le illusioni perdute

Ben ritrovati!
I primi giorni dell’anno avevo una gran voglia di cinema e così mi sono imbattuta in “Le illusioni perdute”,
considerato uno dei film più ambiziosi degli ultimi tempi.


Rappresenta il coraggioso adattamento di un’importante opera di Honorè de Balzac, firmato dal regista francese
Xavier Giannoli. Ambientato nella Francia del XXIX secolo, il film racconta del giovane Lucien, aspirante poeta che si
trasferisce dalla sua cittadina di provincia a Parigi. Le sue illusioni si scontreranno con la crudele realtà della capitale
francese post Restaurazione, in cui monarchici e liberali lottano per affermare i propri valori morali, dove l’unica
legge è quella del vendere e del comprare.

Qui viene raccontata, attraverso una gigantesca commedia umana,
popolata da mezzi uomini e quaquaraquà, con arguzia mai didascalica, l’ascesa del capitalismo moderno, smascherando le annose pratiche malsane dell’editoria e del giornalismo. Tutto è negoziabile: i fischi e gli applausi a
teatro si vendono al miglior offerente, così come gli articoli e le recensioni. Un libro non si pubblica se chi lo ha scritto
non ha un volto noto o un nemico famoso. Un giornale prende per vero ciò che è probabile, perché l’unica verità
sono i dati di vendita.

I giornalisti, veri e propri trafficanti di parole, creano e influenzano le opinioni dei lettori. E’ facile comprendere che in realtà Balzac e Giannoli si stiano interfacciando con la nostra sensibilità di pedine immerse in un sistema mediatico corrotto, le cui regole non sono concettualmente diverse da quelle del 1800. Qui viene
descritto un universo tanto cinico da diventare un soggetto coinvolgente. Capace di emozionare, il film è
accompagnato da una voce narrante che guida lo spettatore e che rivelerà la sua identità solamente nel
finale. Tra intrighi d’amore, giornalisti spietati, passioni e dolori del giovane protagonista, il risultato è un
melodramma d’altri tempi estremamente godibile.

Consiglio vivamente la visione di questo film perché in qualsiasi periodo storico, città o paese si viva, ognuno ha
un proprio bagaglio di illusioni, che in misura più o meno grande, ha cercato di mettere in pratica nella propria vita e
dalla mancata realizzazione di tutte o di parte di esse, ciascuno trae un insegnamento ed elabora un modo di
concepire l’esistenza umana.

Vi aspetto il primo di marzo
Un abbraccio
Federica M.

Ah l’amore che fa fare!

Ben trovati, carissime amiche e amici. 

L’amore si nutre di piccoli gesti dall’immenso valore, è quel bisogno di dare e ricevere affetto, cura e protezione. L’amore è il sentimento più intenso che gli esseri umani riescono a provare. Mi sono divertita a cercare le “curiosità più curiose” sull’amore. Eccone alcune:

uno studio di Harvard, ha rivelato che le coppie che si toccano mentre parlano, vivono la relazione con più soddisfazione rispetto alle coppie che non lo fanno;

l’innamoramento si manifesta nelle scansioni cerebrali come una dipendenza, non come un’emozione;

esiste un sito di incontri chiamato Smell Dating che ti permette di conoscere la tua “anima gemella” attraverso l’odore degli indumenti;

alle isole Samoa è illegale dimenticare il compleanno della moglie;

le donne che hanno partner più scherzosi generalmente fanno più sesso, prendono iniziative sul sesso più spesso e si sentono più impegnate con il loro partner;

le persone che hanno relazioni tendono ad essere più sane quando hanno un partner che è ottimista;

quando due innamorati si guardano negli occhi per più di tre minuti, la loro frequenza cardiaca si sincronizza;

all’età di 30 anni Charles Darwin ( fondatore della teoria dell’evoluzione) decise di fare una lista dei pro e dei contro per decidere se sposarsi o meno. Le voci dei pro includevano: “compagna di vita e un’amica costante in età avanzata” “compagnia migliore di un cane”. Mentre i contro includevano: “terribile perdita di tempo” e “essere costretti a fare visite ai parenti”.

Nell’antico Egitto, oltre 3000 anni fa, era tradizione che gli sposi si scambiassero degli anelli che simboleggiavano l’eternità e l’amore, l’anello di matrimonio doveva essere portato all’anulare sinistro, che, secondo gli antichi, conteneva una vena che era direttamente connessa al cuore;

la paura ingiustificata di innamorarsi ed amare una persona si chiama filofobia;

Le donne tendono a sentirsi amate quando parlano faccia a faccia con il loro partner, mentre gli uomini si sentono emotivamente vicini, quando lavorano, giocano o parlano con le compagne fianco a fianco.

E voi che ne pensate? Parliamone…

A presto!

Federica M.

È tempo di Foliage

Care amiche, cari amici, LaRubricadiFederica è tornata! Dopo la pausa estiva eccomi qua, in testa mille idee per articoli nuovi e, spero, interessanti, nel cuore il cercare sempre un contatto, uno scambio, con voi. Non mi troverete
più il giovedi, bensì il primo giorno di ogni mese. Ed ora, seguitemi… l’estate, il mare, il sale, il sole sono alle spalle, nel cammino verso l’ inverno esiste un passaggio obbligato ed affascinante: l’autunno.

Cercando un’attrazione bella e particolare legata ai colori dell’autunno, ho scovato il “TRENO DEL FOLIAGE”, che tra
ottobre e novembre parte da Domodossola ( si proprio il luogo più nominato quando da ragazzini
giocavamo a fiori, frutta e città) e in due ore di tragitto arriva a Locarno, in Svizzera, passando per boschi ricoperti da colori autunnali quasi accecanti, come il giallo, l’arancione, il rosso e di tutte le sfumature che ne derivano. Un vero e proprio incanto per gli occhi, ma anche un toccasana per la mente che si rilassa dimenticando lo stress e concentrandosi sul presente.

In Italia, i boschi dove passeggiare per ritrovare la pace e l’equilibrio, da soli o in compagnia, sono molti, ma ho pensato di segnalarvene 5:


1) Ai piedi delle Dolomiti, è possibile ammirare il foliage del lago di Tovel nella Val di Non.
Si può raggiungere il lago partendo da Tuenno fino ad arrivare ad un parcheggio per poi proseguire lungo il sentiero attorno al lago in mezzo agli abeti, ai larici, dove la foresta, che si specchia nell’acqua, si tinge con i colori dell’autunno.


2) Le colline umbre, da Montefalco a Gubbio, da assisi a Spoleto, ricche di boschi e vigneti con le loro vegetazioni variopinte. Vicino a Spoleto troviamo le Fonti del Clitunno, luogo caro agli antichi romani che qui adoravano il dio Giove Clitunno, dove il fogliame, specchiandosi nelle acque della sorgente del fiume, si veste di giallo,
arancione e rosso. Oggi il parco ospita un tempio corinzio del IV sec d.C., diventato una chiesa e dal 2011 proclamato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.


3) A pochi chilometri da Roma, invece, troviamo, il bosco di Manziana. Questo luogo custodisce una rarità per la foresta italiana, il meraviglioso bosco di betulle bianche. Altra particolarità del posto è la caldara di Manziana, uno specchio d’acqua calda sulfurea, con mulinelli e piccoli geyser, reduce di paesaggi vulcanici preistorici. Il Monumento naturale della caldara è raggiungibile da Bracciano.


4) In Basilicata troviamo il Parco del Pollino, un foliage dalle mille colorazioni cangianti: il
giallo della faggeta e il rosso degli aceri, in mezzo ai pini sempreverdi. Luogo ideale per andare alla ricerca di funghi, tartufi e castagne. Per chi ama l’avventura, si può andare alla scoperta delle Dolomiti Lucane dove la selvaggia vegetazione boscosa di aceri, roveri e castagni, si intervalla tra strapiombi e gole montane.


5) Anche la Sicilia offre moltissimi boschi. Nelle Madonie vi è una delle faggete più belle d’Europa. Tuttavia, un’esperienza indimenticabile è visitare i boschi etnei, (vulcano permettendo), dove il rosso vermiglio delle foglie, va in forte contrasto con la terra nera vulcanica.

Allora, siete pronti a partire il prossimo week end?


Un abbraccio e alla prossima dalla vostra
Federica M.

“Il gusto della vita insieme, elogio della coppia” di Claude Habib

Un paio d’anni fa, in libreria, mi sono imbattuta in questo saggio breve, pieno di brio, che ha destato la
mia curiosità a partire dal titolo: “ Il gusto della vita insieme, elogio della coppia” di Claude Habib, una
docente universitaria francese che non conoscevo ma che ho trovato interessante. E’ un saggio
controcorrente sui piaceri e vantaggi delle relazioni che durano a lungo.

Ci vuole coraggio, ai tempi dell’amore liquido, scrivere un libro che esalta le relazioni durature, il porto sicuro del menage a due. In questo mondo sempre alla rincorsa del mordi e fuggi, la filosofa e scrittrice si interroga sulle
dinamiche della vita insieme, indaga sulla felicità dell’ultima frase delle favole (E vissero felici e
contenti) che deve venire a patti con la quotidianità, dove la contentezza può declinare verso la noia e la
consuetudine finisce per allontanare qualsiasi sorpresa. Secondo la Habib questa condizione non è
male, tutt’altro.

(“Purché la noia non significhi angoscia o esistenza come prigione, perché in quel
caso, meglio la separazione” cit.). La quiete laboriosa del nido che ci siamo scelti e dove torniamo
a “ripararci” insieme e grazie all’altro, è il luogo di elezione dove troviamo noi stessi, uno spazio di autentica libertà. Del resto è nella sicurezza dell’arcinoto che riusciamo ad afferrare l’imprevisto.


Solo osservando ostinatamente il cielo notturno, sempre lo stesso, gli uomini hanno individuato delle
costellazioni e iniziato a notarne il percorso. L’unico modo per contrastare la maledizione della
prevedibilità è non appoggiarcisi come ad un muro, ma dedicarle attenzione, affinarla, farne un’arte.


Nella monotonia si liberano creatività e pensiero.

Capirsi sempre meglio è un gioco senza regole prestabilite e che si inventa di volta in volta. Questo
libro tesse un elogio appassionato e commovente della coppia ed eleva un inno alla vita insieme, che in
tutta la sua imperfezione e fragilità, continua a riproporsi come promessa di felicità nella quale,
almeno una volta nella vita, possiamo credere tutti.


A giovedi
Federica M.

Le attività commerciali più strane del e nel mondo dalla Thailandia alla Francia

Thai woman at the floating market

#Larubricadifederica oggi vi farà conoscere alcune tra le attività commerciali più strane del e nel mondo.
Iniziamo con l’Indonesia dove, ogni domenica, durante le prime ore dell’alba, nella città di
Banjarmasin, troviamo il Floating Market, un coloratissimo e allegro mercato galleggiante, dove la
gente del posto, dentro piccole barche, vende frutta e verdura, accompagnata da musica tradizionale. Il
mercato rappresenta una forte attrazione turistica per entrare negli usi e costumi locali offrendo anche
ottimi spunti per gli amanti della fotografia.

Female tourist exploring the famous Witches Market or Mercado de las Brujas in La Paz, Bolivia, South America

Se siete affascinati dal mondo della magia e vi piace collezionare amuleti, polveri magiche e talismani, a La Paz, in Bolivia, in una delle zone più inaccessibili della città, troverete, l’eccentrico mercato delle streghe, una serie di negozi monotematici che espongono soltanto merci “magiche”. Il pezzo forte è il feto di lama essicato, che molte famiglie boliviane sono solite mettere sotto le fondamenta della propria casa, come auspicio di buona sorte e felicità.
L’atmosfera del mercato è resa ancora più surreale dalla presenza di personaggi locali che ricordano veri
e propri stregoni che offrono riti magici a turisti e curiosi
.

negozio di animali imbalsamati di Deyrolle

In Francia, nell’elegante città di Parigi, esiste un negozio unico nel suo genere: il negozio di animali imbalsamati di Deyrolle. Questo posto, inaugurato nel 1831 dall’entomologo Emile Deyrolle, è dedicato alla tassidermia, cioè la preservazione di animali morti ( una sorta di imbalsamazione). Un luogo inquietante ma anche unico nel suo genere. Al suo interno troverete una grande varietà di animali, orsi, tigri, farfalle, giraffe, insetti, che sottoposti a questo trattamento, hanno mantenuto intatta nel tempo la loro struttura.

Freitag shop

Oltre ad essere un negozio, si tratta di un vero e proprio museo. Un’altra attività molto originale e vicino a noi, per gli amanti dell’ecologia e del reciclo, la troviamo a Zurigo e si chiama Freitag shop, dall’azienda che l’ha creata.

Si tratta di una struttura molto surreale costruita interamente con container per il trasporto di merci, impilati uno
sull’altro. La struttura è alta 26 metri, al di sopra della quale è posizionato un telescopio, per ammirare
il panorama dall’alto. Qui si vendono le borse con tracolla Freiteg, inventate dagli omonimi fratelli nel 1993, diventate immediatamente oggetti di culto, realizzate con merci riciclate, come vecchi teloni di camion, camere d’aria di biciclette e cinture di sicurezza usate.

A giovedì amici
Federica M.

O’ naturel, 9 Rue de Gravelle 75012 Paris: il “ristorante nudo”

Ci sono cene al ristorante in cui il look è importantissimo, ed altre dove come ci si veste è
completamente inutile. Al ristorante O’ naturel, ad esempio, inaugurato a Parigi nel novembre del 2017,
gli avventori lasciano molto di più dei loro cappotti al guardaroba: si tratta del primo “ristorante nudo” del
paese che consente a naturisti e nudisti di gustare piatti classici francesi completamente nudi, in un
ambiente confortevole e rilassato.

O’ naturel non è il primo ristorante per nudisti in Europa. Nell’estate del
2016, a Londra, un ristorante temporaneo per nudisti era già stato aperto, seguito da uno a Tenerife. Il loro
successo aveva ispirato 2 imprenditori gemelli Mike e Stephan Saada a provare la stessa idea a Parigi.
Anche se non sono nudisti i due fratelli hanno individuato un’opportunità potenziale in un paese
che ha una certa fama per il turismo naturista. (la Francia è la prima nazione naturista nel mondo e i
naturisti sono oltre due milioni).

O’naturel presenta un arredamento minimalista e un menù da cucina classica francese da bistrot come fois gras, escargot, i vini sono ricercati ed e’ disponibile anche l’ opzione vegan. Il costo del menù varia dai 39 ai 49 euro.

I commensali lasciano tutti i vestiti e i cellulari in un guardaroba all’arrivo, poi viene loro consegnato un paio di pantofole o calzettoni monouso ai signori, mentre le signore, se vogliono, possono tenere le proprie scarpe, anche con il tacco. Il cameriere, li accompagna in uno dei 20 tavoli del piccolo ristorante.

Le sedie presentano rivestimenti in tessuto blu che vengono cambiati, come le tovaglie, dopo ogni passaggio per ovvi motivi di igiene, e la privacy è garantita da tende alle finestre per proteggere i clienti dagli sguardi dei passanti.

Icamerieri, a differenza dei clienti, sono vestiti, per rispettare le leggi francesi in materia di lavoro. Il successo è finora notevole, ma le prenotazioni sono ritenute necessarie per evitare che arrivi il tipo sbagliato di clientela. I titolari tengono molto a specificare che se qualcuno vuole andare al ristorante per cercare compagnia, non è il luogo adatto, quindi valutano le prenotazioni e tengono a sottolineare che “nudità non significa automaticamente sessualità”.

Se siete amanti del naturismo e vi piace stare nudi anche quando mangiate, o volete semplicemente provare un’esperienza originale, andate a cena in questo ristorante dove.. ”In alto i calici e giù i vestiti!”
Bon appetit

Federica M.

Gangster Story

“Questa è la signorina Bonnie Parker. Il mio nome è Clyde Barrow. Di solito rapiniamo banche…”. Mi piace
iniziare a raccontare questa storia, d’amore e d’avventura, con una delle frasi più famose
pronunciate dall’attore americano Warren Beatty, nel film “Gangster Story”, che nel 1967 portò sulla scena
la storia dei criminali più ricercati degli anni 30. Oltre alle coppie belle, che ci fanno sognare come nelle
favole, quelle da cui trarre ispirazione, esistono anche coppie “criminali” famose come i celeberrimi Bonnie
and Clyde, vissuti negli Stati Uniti durante la Grande Repressione. In quel particolare momento storico,
molti giovani considerarono il crimine come l’unico modo per sopravvivere e lasciarsi alle spalle una vita
miserabile. Entrambi di umili origini, Bonnie Elisabeth Parker, nacque nel 1910, seconda di tre figli. Fu
descritta come una ragazza attraente, bionda, occhi azzurri, di bassa statura, molto intelligente e di
spiccata personalità, amante della poesia che era solita raccogliere in versi in un quaderno che teneva
sempre con sé. Dopo la morte del padre si trasferì con la madre a Dallas.
A scuola conobbe un uomo con
il quale fuggì e si sposò, ma la vita matrimoniale non fu affatto felice a causa dei maltrattamenti inferti dal marito che approfittò di lasciare quando venne arrestato per omicidio. Bonnie riuscì a scappare via,
chiese il divorzio e trovò lavoro come cameriera. Clyde Barrow, era nato nel 1909 in una famiglia di
agricoltori. Alla fine degli anni 20 iniziò la sua attività criminale. Grande appassionato di auto, ne prese una
a noleggio senza mai restituirla, venne poi coinvolto dal fratello in un furto di tacchini e in seguito
continuò a vivere scassinando casseforti, rubando automobili, e rapinando negozi. Venne arrestato più volte e in molti sostennero che fu il carcere a rafforzare le sue tendenze criminali (pare abbia
subito vari abusi all’interno delle prigioni). Sull’incontro tra i due esistono 2 versioni, una ci narra
che I due si videro per la prima volta, quando Clyde tentò di rubare la macchina della madre di Bonnie,
un’altra invece racconta che l’incontro tra i due avvenne a casa di un’amica comune. In entrambi i
casi, una cosa è certa: tra loro sbocciò l’amore e Bonnie decise di seguire lo stile di vita criminale di
Clyde, accompagnandolo dall’Oklahoma al Texas e compiendo insieme a lui furti e rapine. Sebbene
giovanissimi, i due criminali americani sono tutt’oggi ricordati per i loro crimini, per la loro unione e per la loro morte, avvenuta per mano dei federali, dopo un lungo lavoro per scovarli, in un’imboscata il 23
maggio del 1934, dove morirono, entrambi, sul colpo. All’interno della loro macchina furono ritrovati
targhe, armi, proiettili: lei aveva 24 anni, lui 25. Furono seppelliti a Dallas ma non vicini perché le
rispettive famiglie si opposero. Oltre 50 mila persone presenziarono al funerale di Bonnie, oltre 40 mila a
quello di Clyde. La storia di Bonnie e Clyde divenne subito leggenda negli anni 30. La loro notorietà fu
dovuta, non tanto ai crimini commessi, molti dei quali si rivelarono falsi, così come vari dettagli raccontati
dai giornali dell’epoca su di loro, bensì perché sembravano amarsi al di là di ogni cosa.

Federica M.

“Leggera, anzi leggerissima”

In questi giorni canticchio continuamente una canzone così “leggera, anzi leggerissima”, brano composto a quattro mani da due autori siciliani, Colapesce e Dimartino.

Già nel titolo, con il superlativo assoluto di “leggerissima”, si evidenzia la ricerca di un sarcasmo che è però anche
amaro, nel riflettere sulla necessità dell’individuo di distrarsi. E in tempi come questi distrarsi è essenziale.

I due ammettono questo bisogno, accogliendolo, ma senza tralasciare i risvolti oscuri e non risparmiando un’accusa
all’ascoltatore che viene tacciato di “indifferenza animale”.


La riflessione giunge da un tempo post apocalittico, nel quale il bisogno di leggerezza, è diventato primario.

E’ un brano pop che pone la musica al centro delle nostre vite, che cerca nella leggerezza il suo costume preferito, senza risultare banale nel testo, facendo riflettere sui vari aspetti della nostra vita legati alla musica.

Una canzone che racconta ciò che abbiamo lasciato andare via in passato senza preoccuparci troppo e come oggi ci riscopriamo diversi, come rinati. Ma ci sono anche riferimenti alle ideologie religiose e all’attualità, e di come la musica in questo contesto diventa un fiore tra i palazzi distrutti, una via di fuga che risolve le diversità e gli scontri e che può essere amata da tutti.

È insolito nelle canzoni pop parlare a largo spettro di argomenti “impegnati” ma i due autori compiono la difficilissima impresa di portare al grande pubblico un brano dalla forma leggera e delicata pur avendo un contenuto pesante e complesso. Il suono dei violini come guai che arrivano crescendo e diventando adulti, quello dei tamburi che annunciano un temporale interiore e un maestro che se ne va, come un pensiero o una certezza, lasciando l’individuo nel silenzio assordante di un momento di vuoto, come il momento storico che stiamo vivendo, in cui la pandemia ha distrutto ogni possibilità di far suonare questa musica, lasciandola imprigionata in uno spazio chiuso e senza coinvolgimento.


In attesa di poterla cantare e ballare tornando di nuovo a condividere le emozioni della musica dal vivo, quello che
questo brano ci ricorda è la necessità umana di avere a disposizione qualcosa per potersi svagare, per allontanare i
buchi neri della vita. Mettete un po’ di musica leggerissima, che poi leggerissima non è.
Federica M.

Il Profumo, di Patrick Suskind

Tutti noi abbiamo dei profumi che vorremmo riuscire a portarci dentro per farli riaffiorare quando ne
abbiamo più bisogno. Se anche per voi ha un significato questo “senso”, non dovete perdervi un
libro del 1985 di Patrick Suskind”, “Il profumo”, libro “complicato”. Ambientato nella Francia del 1700,
narra la vita di Jean-Baptiste Grenouille, venuto al mondo nel quartiere più povero di Parigi, da una
pescivendola che lo abbandona appena nato, dotato di un olfatto sovraumano, ma completamente privo
di un proprio odore, nonché incapace di provare qualsiasi sentimento umano. Viene cresciuto in un
orfanotrofio, in maniera solitaria e introversa. Unico contatto col mondo esterno, gli viene dal suo olfatto
e dagli odori che riesce a captare in modo formidabile e innaturale, capace di tracciare l’esatta immagine
dell’oggetto o della persona cui appartiene l’odore.

Ma ci sono odori e odori e alcuni lo disgustano a tal punto, che comincia a provare disprezzo verso il
mondo.

Un giorno sente un dolce profumo di donna inebriante e soave rispetto al puzzo che solitamente
lo avvolge, così, come ipnotizzato da questo profumo che gli fa capire come nel mondo esiste anche
qualcosa di bello, perde il controllo e uccide la povera donna per poterla annusare indisturbato.

Ma il profumo emanato dalla donna svanisce con la sua vita stroncata così prematuramente, cosi si rende
conto che il profumo altro non è che odore dell’anima di una persona. Egli disprezza la vita
“maleodorante” che lo circonda, ma ama quei rari profumi che scorge e tenta in tutti i modi di
possedere. Ecco allora che Grenouille decide di imparare le tecniche di estrazione e conservazione
degli odori andando a lavorare come apprendista in una profumeria.

Qui attraverserà varie situazioni anche tragiche con l’obiettivo di creare il profumo
perfetto. Il proseguo e soprattutto la fine non ve la racconterò ma considerate che è una storia fiabesca
ed angosciante allo stesso tempo, a tratti macabra, crudele, piena di fantasia ed estro linguistico. Se
volessimo cercare di capire cosa ha voluto dirci Suskind con questo romanzo, forse è l’angoscia della
solitudine. Essere senza profumo significa essere invisibile. Il profumo rappresenta l’integrarsi nella
società, l’esistere e il dominare il cuore delle persone.
Il modo che troverà per farsi notare è a dir poco sconcertante e riporta a vecchi tabù della mente umana.

Oltre al libro, consiglio anche la visione del film uscito nel 2006.
A presto
Federica M.

“Tu dammi mille baci, e quindi cento, poi dammene altri mille”

Trilussa lo ha descritto come “er più ber fiore che nasce ner giardino de l’amore”: è il bacio che il 13 aprile viene
celebrato con l’ International Kissing Day
(la giornata internazionale del bacio). Questa data è stata scelta grazie
al bacio più lungo della storia, durato 58 ore, che vede protagonisti una coppia di thailandesi durante una gara; la
coppia ha battuto il loro precedente record di 46 ore consecutive. “Tu dammi mille baci, e quindi cento, poi
dammene altri mille”
scriveva il poeta Catullo alla sua amata Lesbia. Che sia per amore, affetto, amicizia, questo
gesto è da sempre utilizzato per manifestare i propri sentimenti. E allora, come non ricordare uno dei baci più
belli dell’arte, il Bacio di Klimt?
Romantico senza essere sdolcinato, prezioso senza presentarsi sovraccarico,
insomma un perfetto cocktail per una vera icona dell’arte.

Realizzato da Klimt tra il 1907 e il 1908, è un olio su tela perfettamente quadrato, oggi esposto nella Galleria del
Belvedere di Vienna. Qui nell’immagine raffigurante due amanti abbracciati, posti in un luogo astratto, si
rappresenta il trionfo dell’eros
(per questo inizialmente venne accolto come un’opera al limite della pornografia) e
il suo potere di trascendere e armonizzare i conflitti tra uomo e donna, concetto reso attraverso la diversa
gestualità: presa sicura e forte dell’uomo, contrapposta al dolce abbandono della donna nelle sue mani. La donna si
abbandona all’estasi e assume una posizione di primo piano rispetto all’uomo, che vediamo solo di profilo. Klimt inserisce nel bacio, come in altre sue opere, una donna il cui ruolo è di superiorità rispetto all’uomo poiché è colei
che dà la vita e possiede in sé la bellezza. I loro abiti sono tuniche dorate e decorate come mosaici,( frutto dell’influenza bizantina),ed è interessante notare l’antitesi dei due mondi, maschile e femminile, anche nei fregi dei
loro abiti: fregi quadrangolari allungati che rimandano all’idea di forza, vitalità, energia, quelli di lui, in
contrapposizione alle linee circolari e ovaleggianti, che fanno percepire una sensazione di dolcezza, femminilità e
tenerezza, quelle di lei.
I due estremi trovano l’equilibrio nell’uso di una forma circolare morbida, l’abbraccio.
L’edera che cinge il capo di lui è simbolo di fedeltà e di eterno amore, i fiori tra i capelli di lei di bellezza, dolcezza,
fecondità. Tutto intorno è indefinito e irreale come il momento che stanno vivendo i due amanti in cui il mondo
sembra annullarsi. Questa è la magia dell’amore.
Alla prossima
Federica M.


Ps: non dimentichiamo inoltre che il bacio fa bene alla
salute: fa lavorare 35 muscoli facciali, coinvolge 112
muscoli posturali, riduce i livelli di cortisolo (l’ormone dello
stress) e aumenta l’ossitocina (l’ormone dell’amore e del
benessere)…quindi tanti baci a tutti!