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Le illusioni perdute

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Le illusioni perdute

Ben ritrovati!
I primi giorni dell’anno avevo una gran voglia di cinema e così mi sono imbattuta in “Le illusioni perdute”,
considerato uno dei film più ambiziosi degli ultimi tempi.


Rappresenta il coraggioso adattamento di un’importante opera di Honorè de Balzac, firmato dal regista francese
Xavier Giannoli. Ambientato nella Francia del XXIX secolo, il film racconta del giovane Lucien, aspirante poeta che si
trasferisce dalla sua cittadina di provincia a Parigi. Le sue illusioni si scontreranno con la crudele realtà della capitale
francese post Restaurazione, in cui monarchici e liberali lottano per affermare i propri valori morali, dove l’unica
legge è quella del vendere e del comprare.

Qui viene raccontata, attraverso una gigantesca commedia umana,
popolata da mezzi uomini e quaquaraquà, con arguzia mai didascalica, l’ascesa del capitalismo moderno, smascherando le annose pratiche malsane dell’editoria e del giornalismo. Tutto è negoziabile: i fischi e gli applausi a
teatro si vendono al miglior offerente, così come gli articoli e le recensioni. Un libro non si pubblica se chi lo ha scritto
non ha un volto noto o un nemico famoso. Un giornale prende per vero ciò che è probabile, perché l’unica verità
sono i dati di vendita.

I giornalisti, veri e propri trafficanti di parole, creano e influenzano le opinioni dei lettori. E’ facile comprendere che in realtà Balzac e Giannoli si stiano interfacciando con la nostra sensibilità di pedine immerse in un sistema mediatico corrotto, le cui regole non sono concettualmente diverse da quelle del 1800. Qui viene
descritto un universo tanto cinico da diventare un soggetto coinvolgente. Capace di emozionare, il film è
accompagnato da una voce narrante che guida lo spettatore e che rivelerà la sua identità solamente nel
finale. Tra intrighi d’amore, giornalisti spietati, passioni e dolori del giovane protagonista, il risultato è un
melodramma d’altri tempi estremamente godibile.

Consiglio vivamente la visione di questo film perché in qualsiasi periodo storico, città o paese si viva, ognuno ha
un proprio bagaglio di illusioni, che in misura più o meno grande, ha cercato di mettere in pratica nella propria vita e
dalla mancata realizzazione di tutte o di parte di esse, ciascuno trae un insegnamento ed elabora un modo di
concepire l’esistenza umana.

Vi aspetto il primo di marzo
Un abbraccio
Federica M.

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