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“Leggera, anzi leggerissima”

COLAPESCE E DIMARTINO

“Leggera, anzi leggerissima”

In questi giorni canticchio continuamente una canzone così “leggera, anzi leggerissima”, brano composto a quattro mani da due autori siciliani, Colapesce e Dimartino.

Già nel titolo, con il superlativo assoluto di “leggerissima”, si evidenzia la ricerca di un sarcasmo che è però anche
amaro, nel riflettere sulla necessità dell’individuo di distrarsi. E in tempi come questi distrarsi è essenziale.

I due ammettono questo bisogno, accogliendolo, ma senza tralasciare i risvolti oscuri e non risparmiando un’accusa
all’ascoltatore che viene tacciato di “indifferenza animale”.


La riflessione giunge da un tempo post apocalittico, nel quale il bisogno di leggerezza, è diventato primario.

E’ un brano pop che pone la musica al centro delle nostre vite, che cerca nella leggerezza il suo costume preferito, senza risultare banale nel testo, facendo riflettere sui vari aspetti della nostra vita legati alla musica.

Una canzone che racconta ciò che abbiamo lasciato andare via in passato senza preoccuparci troppo e come oggi ci riscopriamo diversi, come rinati. Ma ci sono anche riferimenti alle ideologie religiose e all’attualità, e di come la musica in questo contesto diventa un fiore tra i palazzi distrutti, una via di fuga che risolve le diversità e gli scontri e che può essere amata da tutti.

È insolito nelle canzoni pop parlare a largo spettro di argomenti “impegnati” ma i due autori compiono la difficilissima impresa di portare al grande pubblico un brano dalla forma leggera e delicata pur avendo un contenuto pesante e complesso. Il suono dei violini come guai che arrivano crescendo e diventando adulti, quello dei tamburi che annunciano un temporale interiore e un maestro che se ne va, come un pensiero o una certezza, lasciando l’individuo nel silenzio assordante di un momento di vuoto, come il momento storico che stiamo vivendo, in cui la pandemia ha distrutto ogni possibilità di far suonare questa musica, lasciandola imprigionata in uno spazio chiuso e senza coinvolgimento.


In attesa di poterla cantare e ballare tornando di nuovo a condividere le emozioni della musica dal vivo, quello che
questo brano ci ricorda è la necessità umana di avere a disposizione qualcosa per potersi svagare, per allontanare i
buchi neri della vita. Mettete un po’ di musica leggerissima, che poi leggerissima non è.
Federica M.

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