CINEMA MON AMOUR

Seconda prova per il regista franco-belga Guillaume Senez.
Film di denuncia sociale, che riesce a non sconfinare mai nel melò familiare, grazie alla straordinaria tenuta di chi lo dirige e alla raffinata bravura di chi lo interpreta.
I personaggi vivono sullo schermo, senza mai scivolare nelle convenzioni di genere.
Il suo Olivier, un eccezionale Romain Duris, ce lo dimostra. Capo reparto in un’azienda di spedizioni postali, scopre un bel giorno che la moglie se ne è andata, senza nessuna spiegazione.
Si danna cuore e anima per capire il perché, continuando a far fronte alle necessità familiari (due figli piccoli in età scolare) e alle urgenze del lavoro (dove non mancano i problemi).
Il regista non cade nella trappola di trasformare il suo film in una specie di dramma eterno dell’abbandono, usa la macchina da presa per ricordare le complicazioni della vita quotidiana di chi si trova all’improvviso di fronte ad ostacoli inattesi,
 confeziona con delicatezza un saggio di come il cinema può raccontare la vita vera senza paludamenti e abbellimenti, ma con la sola forza delle emozioni.
Per chi ama contemplare il mondo reale, stando seduto due ore su una poltrona, pronto a ritrovarlo all’uscita, con più fiducia e convinzione.

                                         Roberto Izirtap 

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