
Green
Book, di Peter Farrelly, con Viggo Mortensen e Mahershala Alì.
Genere: Azione.
Voto 9
Peter Farrelly si separa momentaneamente dal fratello Bobby, con cui ha
confezionato i titoli migliori del cinema demenziale americano (Tutti pazzi per
Mery, Scemo&più scemo…) e regala al suo pubblico un road movie
inaspettato, antirazzista, dove i due protagonisti, un bianco e un nero
praticamente agli antipodi, non promulgano l’idea della scorrettezza, ma
cercano anzi di reagirvi e di porvi rimedio.
Il mondo che attraversano, gli stati del sud dell’America, all’inizio degli
anni sessanta, è più scorretto e demenziale di quanto potrebbero immaginare.
Si confrontano sullo schermo un italo-americano rozzo e per nulla liberal
(Viggo Mortensen, ingrassato e involgarito) e un dandy raffinato e di pelle
nera, musicista jazz, omosessuale (Mahamershala Alì, sul registro opposto, snob
e disincantato).
Il primo, al momento disoccupato, accetta di fare l’autista e il guardaspalle
del secondo durante una tournée, durante la quale gli applausi si mescolano al
disprezzo per il colore della sua pelle.
Il film è il racconto di una graduale, ma inarrestabile transizione verso la
tolleranza e la comprensione, senza schematismi, spontaneamente, mentre si
siedono sullo stesso piano gusti culinari, simpatie mafiose, raffinatezze
musicali e debolezze sessuali.
E alla fine si compone un correttissimo “elogio dell’amicizia”, che abbatte i
muri delle razze e delle classi.
“Quasi amici 2.0”, che diventa amici per la pelle (senza colore).
Ci si diverte assai.
A carico del pregiudizio e della
stupidità.
Roberto Izirtap




