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CINEMA MON AMOUR

IL CORRIERE (THE MULE) di Clint Eastwood.
​ Drammatico. Voto 10.
 di Roberto Izirtap

Sono passati tanti anni e il vecchio, adorabile Clint non sembra più neanche lui credere al fascino malinconico dell’età. Anche perché il bilancio della vita quasi mai è di quelli immacolati.
Non lo è di certo per il personaggio di questo film, Earl Stone, veterano della Corea, che si è rifatto una vita coltivando emerocallidi (fiori ornamentali che durano un solo giorno, sbocciano la mattina e muoiono la sera, ma quanta tenerezza già solo in questa cosa…), il cui commercio è stato messo in crisi dalle vendite on line.
E allora, per far fronte a debiti e impegni famigliari, Earl diventa un corriere della droga per il cartello messicano; il film racconta i suoi viaggi, l’incontro con il boss del cartello (un grande Andy Garcia), gli scontri con le donne di famiglia, ed anche la caccia che un puntiglioso poliziotto (Brad-ley Cooper) sta dando a chi rifornisce di droga la città di Chicago.
Con un finale così intenso e struggente da fermare il sangue mentre scorre.
E soprattutto racconta la storia di un antieroe che sfida la vecchiaia, tuffandosi ancora nelle acque paludose della vita, remando controcorrente, sommando ruga su ruga, smorfia su smorfia, disillusione su disillusione.
Lo spettatore che sappia guardare dentro di sé vi rivedrà l’intero caleidoscopio del cinema eastwoo-diano, interpretato e diretto da quell’antico profilo segaligno, che ci accompagna dalla metà degli anni 60: Clint pistolero laconico col sigaro in bocca, Clint texano dagli occhi di ghiaccio, Clint nel dramma di Mystic River, Clint poliziotto spietato con licenza di menare le mani, Clint che dedica un film di due ore al cecchino americano in Iraq, Clint che scrive Lettere da Iwo Jima, Clint che aspetta la donna che mai verrà in mezzo all’elegia di Madison County, Clint che odia i musi gialli e poi scopre che sono gli unici a volerlo, Clint spietato e crepuscolare ne Gli Spietati, Clint che è tutto quello che siamo stati, anche senza volerlo o saperlo, Clint che ci fa un po’ di luce in mezzo al buio della sala e anche dei nostri cuori.
E poi, mentre scorrono i titoli di coda, si alza, turbato e commosso e se ne va.
Qualche lacrima resta sulla poltrona, perché non si lascia mai un film di Clint, rimanendo uguali a come si è entrati.

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